7 Maggio 2026

Primi dei Primi 2026: Ristorante Villa Maya e Susy Fantei celebrano la cucina italiana patrimonio dell’umanità

In un’epoca in cui la ristorazione corre spesso dietro alle mode, alle contaminazioni veloci e alla spettacolarizzazione della cucina, esistono ancora eventi capaci di riportare al centro il valore autentico della tradizione gastronomica italiana, manifestazioni che non parlano soltanto di piatti, ma di memoria collettiva, identità culturale e patrimonio territoriale.

È in questo contesto che si inserisce Primi dei Primi 2026, una delle manifestazioni più autorevoli dedicate alla pasta italiana e alla cultura gastronomica nazionale, andata in scena dall’1 al 3 maggio nel centro storico di Sansepolcro.

Per tre giorni la città toscana si è trasformata in un grande laboratorio di cultura culinaria italiana, ospitando chef, professionisti del settore, giornalisti, produttori e appassionati provenienti da tutta Italia, in un confronto continuo tra territori, tradizioni regionali e interpretazioni contemporanee della cucina italiana.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 anche Villa Maya e la chef Susy Fantei, da anni impegnata in un percorso gastronomico che mette al centro la tutela della tradizione toscana e italiana attraverso una cucina concreta, identitaria e profondamente legata alla memoria del territorio.

Accanto a lei, Yuri Diolaiti, direttore di Villa Maya e compagno di vita della chef, figura centrale nello sviluppo del progetto del ristorante, insieme condividono un percorso umano oltre che professionale, costruito attorno a una visione comune dell’ospitalità e della cucina: autentica, territoriale e profondamente legata alle persone.

La chef ha inoltre voluto ringraziare pubblicamente Yuri Diolaiti, compagno di vita e direttore di Villa Maya, per il sostegno e il lavoro condiviso che negli anni hanno contribuito alla crescita del progetto gastronomico del ristorante.

Per la realtà toscana, partecipare a una manifestazione di questo livello significa molto più che prendere parte a un evento gastronomico prestigioso, significa contribuire a custodire e tramandare un patrimonio culturale che appartiene all’intero Paese.

“Viva l’Italia”: un piatto simbolo della cucina italiana patrimonio dell’umanità

Uno dei momenti più significativi della partecipazione di Chef Susy Fantei è stato senza dubbio la presentazione del piatto “Viva l’Italia”, proposto durante la serata del 2 maggio.

Una creazione apparentemente semplice, ma costruita attorno a un messaggio molto preciso: rendere omaggio al riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità e celebrare quei sapori che, più di ogni altro elemento, rappresentano l’identità gastronomica del Paese nel mondo.

Pasta, pomodoro, parmigiano e basilico, quattro ingredienti essenziali, immediatamente riconoscibili, capaci di evocare l’Italia ancora prima del gusto.

Chef Susy Fantei ha scelto di reinterpretare questi simboli della tradizione utilizzando il formato di pasta Monumenti d’Italia”, mantecato in una delicata fonduta di parmigiano e servito sulla sua pomarola contadina con basilico fritto croccante.

Il risultato è stato un piatto profondamente evocativo, pensato non per stupire attraverso effetti scenici o costruzioni forzate, ma per raccontare con autenticità la forza culturale della cucina italiana.

“Viva l’Italia” nasce infatti dalla volontà di ricordare come il cibo italiano non rappresenti soltanto un’eccellenza gastronomica, ma un patrimonio culturale condiviso, costruito nei secoli attraverso tradizioni familiari, territori, gesti tramandati e ingredienti che fanno parte della vita quotidiana delle persone.

Una filosofia condivisa da Yuri Diolaiti, che negli anni ha contribuito a costruire attorno a Villa Maya un’esperienza fatta non solo di cucina, ma anche di accoglienza, relazione e valorizzazione del territorio.

In un momento storico in cui la cucina rischia spesso di trasformarsi in intrattenimento, la scelta di Villa Maya è quella di riportare attenzione sull’essenza più autentica della gastronomia italiana: la semplicità fatta bene, la memoria, il territorio e il valore umano del cibo.

I Cappelletti di Camaiore: la memoria gastronomica della Toscana

La partecipazione di Susy Fantei è proseguita il giorno successivo con una masterclass dedicata alla cucina tradizionale toscana, durante la quale la chef ha presentato uno dei piatti simbolo della cultura gastronomica locale: i Cappelletti di Camaiore.

Una ricetta storica dell’entroterra toscano, profondamente legata alle festività, ai pranzi di famiglia e alla memoria delle case della tradizione, che ancora oggi conserva un forte valore identitario per il territorio.

Ed è proprio questo il filo conduttore del lavoro che Chef Susy porta avanti insieme a Yuri Diolaiti all’interno del ristorante Villa Maya: recuperare, preservare e raccontare ricette che rischierebbero di scomparire o di perdere il proprio significato culturale.

“Per me è importante preservare e tramandare la storia culinaria del nostro territorio perché questi piatti non vadano persi”, ha spiegato la chef durante l’incontro.

Una dichiarazione che sintetizza una filosofia gastronomica costruita sul rispetto della tradizione ma lontana da ogni forma di nostalgia sterile, perché custodire la cucina italiana non significa congelarla nel passato, ma mantenerla viva, comprensibile e contemporanea.

Una visione condivisa tra cucina, ospitalità e territorio

Dietro al percorso di Villa Maya c’è infatti un lavoro quotidiano condiviso tra cucina e accoglienza, tra ricerca gastronomica e relazione con gli ospiti.

Da una parte la cucina identitaria e territoriale di Chef Susy Fantei, dall’altra il lavoro di Yuri Diolaiti, che negli anni ha contribuito a costruire un’esperienza capace di valorizzare non soltanto il piatto, ma anche il contesto umano e culturale che lo circonda.

Una visione che oggi rappresenta uno degli elementi distintivi della realtà toscana: raccontare il territorio attraverso l’esperienza, la convivialità e una cucina che rimane profondamente legata alle proprie radici.

La cucina italiana come linguaggio culturale condiviso

Uno degli aspetti che rende Primi dei Primi 2026 particolarmente apprezzato nel panorama gastronomico nazionale è il clima di collaborazione che si crea tra gli chef partecipanti.

Non una competizione, ma un momento di confronto autentico tra professionisti accomunati dalla volontà di valorizzare la cucina italiana e le identità territoriali.

Per tre giorni Sansepolcro è diventata il punto d’incontro di esperienze, culture regionali e racconti gastronomici differenti, capaci però di dialogare attraverso un linguaggio comune: quello della tradizione italiana.

“Tutti i miei colleghi, come una grande famiglia, partecipano con i loro piatti rendendo unici questi giorni di festa”, ha raccontato Chef Susy.

Un riconoscimento particolare è stato rivolto anche agli organizzatori Vittorio Camorri, Annamaria Farina e Fausto Arrighi, che ogni anno riescono a trasformare la manifestazione in un appuntamento di riferimento per la valorizzazione della cultura gastronomica italiana.

Ristorante Villa Maya tra ricerca gastronomica e valorizzazione del territorio